Apr 18

Evidenze del libro di Mormon

Tag: IL LIBRO DI MORMONAnita @ 12:52 pm

Evidenze del Libro di Mormon
Daniel C. Peterson
Provo, Utah: Maxwell Institute, . P. N/A

 

Vorrei parlare con voi oggi a proposito di alcune evidenze relative al Libro di Mormon. Ritengo che la principale rimarrà quella che è esistita da sempre, ovvero la primaria testimonianza spirituale che la gente riceve nel momento in cui prega sinceramente e con fede a proposito del Libro di Mormon.

Ma ci sono altre cose che possono essere dette a questo proposito, ed io vorrei parlare di alcune delle evidenze più recenti e degli sviluppi più interessanti dal punto di vista degli studiosi del Libro di Mormon. Il Libro di Mormon, secondo la mia opinione, è una delle evidenze principali, forse insieme al tempio, della chiamata profetica di Joseph Smith.

Molto sta accadendo riguardo allo studio del Libro di Mormon proprio in questi giorni che io credo sia di grande interesse, o dovrebbe esserlo, per i membri della Chiesa e per i simpatizzanti della Chiesa. Una cosa che va detta fin dall’inizio a proposito del Libro di Mormon è che la stessa esistenza di questo libro è qualcosa di sorprendente. L’assoluta velocità con cui esso è stato prodotto è un miracolo. Molti probabilmente già sanno che è stato realizzato in poco più di 2 mesi: orbene, ciò può non sembrare impressionante per alcuni quanto lo è in realtà.

Pochi anni fa io fui invitato a preparare un libro per una società che desiderava un libro sul Vicino Est. Essi lo desideravano con una certa urgenza, anzi in realtà con molta urgenza. Chiesi loro quanto tempo avessi per realizzare il libro se avessi accettato la loro offerta ed essi dissero che avrei avuto poco più di 2 mesi. Beh, uno dei motiovi per cui accettai era che volevo accertarmi di poter effettivamente farcela. Ebbene, ce la feci.

Realizzai un libro composto da circa 140.000 termini in poco più di due mesi. Ero molto soddisfatto di me stesso ed anche gli altri dichiararono che avevo scritto in modo molto veloce, ma poi cominciai a riflettere: il Libro di Mormon è composto da circa 250.000 termini e fu realizzato nella stessa quantità di tempo. Inoltre ricordiamo che esso fu dettato senza aver poi bisogno di alcuna revisione. Io possedevo un sistema di controllo dei termini ed un computer molto sofisticato che mi consentiva di modificare il testo a mio piacimento; inoltre avevo lavorato su quell’argomento a lungo, giacché quella particolare materia, gli studi sull’Oriente, sono la mia specialità.

Joseph Smith dettò il Libro di Mormon, non apportò mai grossi cambiamenti e realizzò un libro assai più lungo, e direi assai più importante del mio, all’incirca nello stesso tempo. Alcune persone direbbero “Oh, egli aveva solo un’immaginazione eccessiva”. Io li sfido a produrre un libro del genere. La stessa esistenza del libro, nelle circostanze in cui fu realizzato, è qualcosa di impressionante, specialmente considerando il fatto che gli uomini coinvolti in quest’opera erano privi di istruzione. Egli non fu mai a suo agio nello scrivere e preferì sempre dettare ad uno scriba per motivi di imbarazzo. Alcuni dei suoi scritti sono giunti fino a noi e se ne desume chiaramente la sua mancanza di istruzione. Sua moglie Emma, che lo conosceva estremamente bene, disse che sarebbe stato semplicemene al di fuori delle sue capacità realizzare il Libro di Mormon. Tuttavia il libro esiste ed ecco la prima sfida al mondo in merito a come spiegare questo libro. Una cosa è parlare superficialmente del fatto che esista e che sia stato realizzato da Joseph Smith, ma è tutt’altra cosa analizzare come ciò possa essere accaduto.

In realtà non è solo la rapidità con cui il libro è stato realizzato che mi lascia sbigottito ma anche quanto sia plausibile la storia in esso contenuta. Ho trascorso molto tempo a leggere le opere di scrittori antichi e medievali e questo libro è decisamente plausibile sotto il profilo storico. I popoli che ne sono protagonisti si comportano nel modo in cui fecero i popoli di quel periodo storico. Le società e le civilità descritte nel Libro di Mormon si comportano nel modo in cui agivano le antiche società e le antiche civilità. Ciò è impressionante. Ciò è qualcosa che a mio parere va al di là delle capacità di una persona quale Joseph Smith. Cercherò di fornirvi alcuni esempi di ciò durante questo discorso.

Vorrei anche aggiungere che i dettagli contenuti nel Libro di Mormon, la complessità di questo libro, sono altrettanto impressionanti. John Sorenson ha pubblicato pochi anni fa ciò che io definisco un classico, intitolato “Una Scena nell’Antica America per il Libro di Mormon” nel quale egli presenta possibili correlazioni tra il contenuto del Libro di Mormon ed alcune caratteristiche e siti dell’America Centrale. Ciò è a mio parere impessionante ed io sono personalmente colpito da molte delle correlazioni da lui esposte.

Io andrei anche oltre, affermando che l’aspetto principale e più sconvolgente di ciò è che in un libro realizzato così rapidamente possa essere individuata una cartografia geografica coerente: tale aspetto geografico è talmente plausibile e coerente che una minuscola cittadina descritta come ubicata in un certo luogo, è indicata dopo ben 200 pagine come avente esattamente gli stessi parametri geografici. Ebbene ciò va ben al di là delle capacità dei miei studenti e va al di là delle mie stesse capacità se dovessi farlo in due mesi e senza l’ausilio di elementi informatici. Il solo libro a cui posso pensare che possa anche solo paragonarsi in qualche modo a questo (alcune persone hanno già suggerito ciò) è quello realizzato da J.R.R. Tolkiens “Il Signore degli Anelli. Tuttavia va ricordato che Il Signore degli Anelli fu realizzato in un periodo di 30 anni da un uomo che possedeva un dottorato di ricerca, che insegnava alle Università di Cambridge ed Oxford: c’è una certa differenza rispetto ad un libro che fu realizzato in circa due mesi.

Pertanto la semplice esistenza di questo libro è di per se stessa sorprendente. Non si tratta di qualcosa che potesse essere realizzato da un ragazzo di campagna dello Stato di New York con le sole sue forze. Ci sono altri elementi a tale proposito che menzionerò in seguito. I testimoni del Libro di Mormon mi hanno sempre colpito profondamente. Alcune persone si limitano a metterle da parte ma ciò non può essere fatto. L’opera di Richard Anderson sui tre Testimoni e sugli otto Testimoni dimostra in maniera definitiva che essi erano persone sincere, competenti, onorate, le quali credevano davvero di aver visto ciò che dichiararono di aver visto. Più recentemente Lyndon Cook ha pubblicato una collana di interviste a David Whitmer, l’ultimo superstite dei tre testimoni. Ne fanno parte circa 90 interviste e ciò che colpisce di più è l’assoluta ripetitività delle interviste, la ripetitività della storia che egli racconta, la stessa storia ripetuta ancora ed ancora ed ancora.

David Whitmer, come voi ricorderete, si allontanò dalla Chiesa senza farvi più ritorno e ci furono periodi in cui provò addirittura ostilità verso la Chiesa, nonché insoddisfazione in merito alla direzione da questa intrapresa. Tuttavia ciò è irrilevante: queste erano semplicemente le sue opinioni. La sua reale importanza è quella in qualità di testimone. Egli ebbe numerose occasioni per ritrattare la sua testimonianza, per dire “Beh, potrei essermi sbagliato”, oppure “Joseph Smith si prese gioco di me” o qualcosa del genere. Tuttavia egli non si avvalse mai di tali opportunità.

Egli restò sempre fedele alla sua testimonianza, anzi egli fece ben più di questo: egli insistè in merito a tale tesimonianza. Egli volle che la sua testimonianza del Libro di Mormon fosse scolpita sulla propria tomba. Ciò è a mio avviso impressionante. A me sembra molto difficile per i critici ignorare la testimonianza resa dai testimoni del Libro di Mormon. Ricordo ciò che disse B. H. Roberts, che io ritengo profondamente vero. Egli disse che, prese nel loro complesso, le testimonianze dei tre testimoni e degli otto testimoni sono estremamente salde. Perché? Perché si potrebbe dire che i tre testimoni, con la loro storia di un angelo venuto a visitarli e di uno scenario soprannaturale, avessero avuto un’allucinazione. Non ritengo che chi legge possa supporre una cosa del genere, ma può esservi un tale tipo di atteggiamento. D’altro canto ci sono gli otto testimoni, che non ricevettero alcuna manifestazione soprannaturale: essi si trovavano in un bosco, in una macchia tra gli alberi durante il pomeriggio, e videro le tavole in maniera assai concreta.

Pertanto ci sono due tipi di esperienze assai diverse che però si rafforzano vicendevolmente. Si potrebbe sempre asserire “Evidentemente si è trattato di un caso di inganno o frode. Joseph Smith o qualcun altro realizzò le tavole d’oro e le collocò sul ceppo nel mezzo della macchia”. Una tale affermazione potrebbe trovare una spiegazione all’esperienza degli otto testimoni, sebbene io non veda come ciò possa essere accaduto.

Dove avrebbe mai potuto trovare un povero ragazzo 50 o 60 libbre d’oro, tanto per dirne una? In ogni caso mettendo questo episodio insieme a quello dei tre testimoni si hanno due resoconti molto diversi che tuttavia si rafforzano a vicenda proprio per la loro differenza: l’impressione che se ne ricava è di forza e di stupore.

Vorrei ora addentrarmi in alcuni aspetti che sono venuti alla luce recentemente. Desidero parlare dell’accuratezza di alcune informazioni contenute nel Libro di Mormon di cui Joseph Smith non avrebbe potuto essere a conoscenza o che molto difficilmente avrebbe potuto conoscere. Ricordiamo che questi (ovvero un ragazzo) possedeva ben poca istruzione scolastica, che certo viveva in quello che non potremmo certo chiamare un centro di grande cultura, ovvero Palmyra, New York. Gran parte della traduzione fu fatta ad Harmony, Pennsylvania, un posto talmente insignificante che ormai non esiste più. Non vi erano grandi biblioteche, né gente acculturata da cui avrebbe potuto essere istruito o consigliato. Ciononostante egli scrisse questo libro, realizzandolo in un modo che egli descrisse come miracoloso. Esso descrive un mondo antico nella maniera in cui nessuno avrebbe potuto conoscere, almeno a quei tempi. Nemmeno le persone più colte del diciannovesimo secolo avrebbero potuto conoscere tali cose: egli raggiunse un obiettivo cui probabilmente egli stesso non mirava.

Una delle cose che Hugh Nibley riporta ad un certo punto del suo testo “Fin da Cumorah” è l’attività vulcanica e sismica descritta in Terzo Nefi. Tale descrizione è talmente accurata e dettagliata che secondo me l’unica conclusione a cui si possa giungere è che essa sia stata scritta da un testimone oculare o da qualcuno che avesse accesso ai resoconti di testimoni oculari. Beh, Joseph Smith, per quanto ne sappiamo, non aveva mai visto un terremoto né l’attività di un vulcano. Ci sono poi altri aspetti da considerare. Molti di voi probabilmente sanno dei “chiasmi” scoperti nel Libro di Mormon alcuni anni fa da Jack Welch. Penso che ne siano classici esempi la disquisizione su termine restaurazione contenuta nel capitolo 41 di Alma o il chiasma contenuto nel capitolo 36 di Alma, incentrato su Cristo. Esso è incentrato sull’esperienza di Alma al culmine della disperazione quando egli ricorda il nome di Cristo e si rivolge a Lui, essendone redento. Si tratta di esempi straordinari di scrittura antica.

Essi sono esempi straordinari della tipica struttura a chiasma di cui Joseph Smith non conosceva assolutamente nulla, e di cui nessuno a quel tempo poteva sapere alcunché. Esse sono state scoperte nell’ambito di testi antichi durante questo secolo. Io conosco una persona all’UCLA, un eminente studioso di Lingue Semite proveniente dall Europa Orientale, il quale ha letto il libro realizzato da Jack Welch ed intitolato “I Chiasmi nell’Antichità”. Egli ne discuteva durante una sua lezione - egli non sapeva di avere un Santo degli Ultimi Giorni all’interno della classe - e con voce assorta disse “Beh, è un libro molto interessante. Questo capitolo del Libro di Mormon è davvero straordinario. Non so cosa pensarne in proposito” A mio parere questa è stata la risposta dei critici per molto molto tempo. Essi non sanno cosa pensare in proposito e lo ritengono qualcosa di straordinario.

C’è anche di più di quanto si possa dire: un mio buon amico, William Hamblin, di recente ha realizzato in pochi mesi un articolo (cui fa seguito una ricerca ancora in corso) sull’argomento delle tavole di metallo. Quando Joseph Smith per la prima volta espresse la sua pretesa di aver trovato delle tavole di metallo, incredibile a dirsi, molte persone nell’ambito del suo vicinato gli credettero. Tuttavia i primi critici dissero “Ciò è ridicolo; come si potrebbe mai scrivere su delle tavole d’oro? Ciò è assurdo.” Ora invece la questione ha assunto un diverso orientamento: si afferma che data l’assoluta evidenza dell’uso di tavole d’oro nell’antichtà, ciò era qualcosa di cui Joseph Smith avrebbe potuto semplicemente essere a conoscenza. Ciò che un tempo era considerata un’assurdità e quindi usata come tale contro Joseph Smith, oggi è vista come un concetto di uso talmente comune che chiunque ne sarebbe potuto essere a conoscenza: pertanto anche in questo senso ciò è usato contro Joseph Smith.

Tuttavia anche ciò è infondato. Come indica William Hamblin, l’uso delle tavole d’oro sembra essere stato preminente nell’area della Siria e della Palestina nell’esatto periodo di tempo in cui Lehi e la sua famiglia lasciarono Gerusalemme. Da quell’area esso si diffuse poi ad altre aree, come ad esempio la Grecia. Ancora una volta ciò è impressionante, dal momento che Joseph Smith ha realizzato un libro che riflette in maniera dettagliata e specifica aspetti dell’antico Oriente (l’area da cui il Libro di Mormon dimostra di provenire) di cui solo oggi cominciamo ad essere consapevoli.

Si può poi aggiungere di più: un’aspetto che io ho approfondito riguarda i Ladroni di Gadianton. Essi sono alcuni tra i miei interpreti preferiti nel Libro di Mormon, un’allegra brigata che contribuì molto alla storia dei Nefiti e Lamaniti. Uno dei miei pessimi interessi quale adolescente, durante gli anni della scuola superiore, era il mio sommo interesse per tutto ciò che riguardava l’attività dei guerriglieri. Non so perché ma cominciai a leggere molto in proposito. Gli autori della più avanzata teoria in tema di guerriglieri espressa nel ventesimo secolo, la sola epoca nella quale si sia scritto in tema di guerriglia, furono i Marxisti: Mao Tse-tung in Cina, Vao Neuin Giap nel Vietnam del Nord, Che Guevara a Cuba, in collaborazione con Fidel Castro.

Ovviamente non condivido le loro opinioni politiche, ma essi erano delle vere autorità in tema di guerriglia, dal momento che l’avevano sperimentata con successo ed ora scrivevano in proposito. Così, senza un motivo particolare, trascorrevo un bel po’ di tempo leggendo i loro libri sulle teorie in merito allo stato di guerriglia.

Anni dopo mi è tornato utile però: stavo tenendo una classe di Dottrine Evangeliche nel Ramo di Gerusalemme in Israele e stavamo leggendo da Helaman e da Terzo Nefi.

All’improvviso mi resi conto che ciò che stavo vedendo a proposito dei ladroni di Gadianton era un esempio testuale di successi e fallimenti in perfetta adesione a quelle regole che Giap, Guevara e Mao Tse-tung avevano esposto. Vorrei aggiungere qualcosa a proposito di tali regole.

In particolare alla fine del Libro di Helaman ed all’inizio del libro di Terzo Nefi si notano chiaramente proprio quegli aspetti di cui parlavano tali teorici. Quando i Ladroni di Gadianton scappavano lo facevano proprio come un gruppo di terroristi urbani coinvolti in assassini. Ma alla fine dovevano fuggire tra le montagne, il che è tipico dei gruppi di guerriglieri del nostro secolo. Essi inoltre parlano diffusamente del fatto che le migliore aree in cui operare sono le città, dove è possibile nascondersi tra la folla cittadina. Se ciò non dovesse funzionare - come non funzionò per i Ladroni di Gadianton - allora è il caso di fuggire verso un territorio inaccessibile, quasi sempre le montagne. In tutti e tre i casi (in Cina, in Vietnam ed a Cuba) le montagne furono proprio i luoghi dove i guerriglieri fuggivano. Dalle montagne essi poi facevano delle incursioni-lampo per attaccare le civiltà organizzate, scegliendo esclusivamente i tempi giusti per ottenere delle vittorie.

Essi potevano fare un’incursione-lampo, procurare dei danni e scappare. Ciò ovviamente irritava indicibilmente le autorità, le quali inviavano delle truppe sulle montagne all’inseguimento dei guerriglieri, senza considerare che tra le montagne i guerriglieri “giocavano in casa”. Pertanto è il guerrigliero a scegliere il terreno su cui combattere. Egli tende delle imboscate alle truppe che lo inseguono, causando loro enormi diagi. Nel Libro di Mormon si legge che i comandanti riportano l’esistenza di una superiorità numerica schiacciante di Ladroni di Gadianton, il che probabilmente non era vero: la vera ragione per cui essi si nascondevano tra i monti era proprio che non si trovavano in superiorità numerica. Tuttavia facevano in modo di apparire in superiorità numerica, un po’ come i nostri antenati quali Santi degli Ultimi Giorni durante la guerra nello Utah, nel tentativo di rallentare l’avanzata degli eserciti federali. Essi si nascosero tra le montagne e finsero di essere molti più di quanti realmente fossero, allo scopo di fornire alle truppe federali un motivo di preoccupazione.

Questa è una tattica molto antica: fortunatamente i Santi degli Ultimi Giorni non aprirono il fuoco verso nessuno, ma cercarono solo di rallentare le cose nel tentativo di giungere ad un negoziato. I Ladroni di Gadianton però non erano altrettanto buoni: essi causarono numerose perdite alle truppe nefite ed alla fine si arrivò al punto in cui l’esercito dei guerriglieri cominciò a detenere il territorio: questo è il momento più delicato di ogni combattimento che vede coinvolti dei guerriglieri. Mao Tse-tung, nell’ipotesi in cui un esercito di guerriglieri si trasformi in un esercito organizzato, ovvero che detiene il terriorio, parla di “regolarizzazione”.

I guerriglieri non detengono il territorio: essi colpiscono e poi fuggono. Il loro scopo non è quello di non subire alcuna perdita o di ridurle al minimo; essi vogliono tormentare e demoralizzare, ma senza acquisire ancora il possesso del territorio. Solo quando si sentono abbastanza forti decidono di occupare le città, il territorio, e di acquisirne il possesso. Ciò però, come è evidente, li espone a degli attacchi diretti, il che significa che essi non possono indietreggiare, battere in ritirata, non possono più agire così liberamente.

Questo problema è definito “regolarizzazione prematura” e si pone quando un comandante ritiene troppo presto di essere pronto per battersi con un esercito regolare. La sua transizione è realizzata troppo velocemente. Ciò può essere disastroso e così fu nel caso dei Ladroni di Gadianton. Ad un certo punto (come leggiamo nel Libro di Mormon in Terzo Nefi al capitolo 4) i Ladroni di Gadiantono scendono dalle montagne; essi lanciano un ultimatum ai capi dei Nefiti intimando la resa, ma i Nefiti non si arrendono.

Ciò che essi fanno, sotto la guida di un governatore di nome Laconeo è trovare rifugio nelle loro città. Essi iniziano allora a fare terra bruciata intorno (ai ladroni): distruggono o portano via tutto il cibo reperibile nelle aree agricole portandolo al sicuro nelle città fortificate. In questo modo la situazione è praticamente invertita, cosa che i guerriglieri non avrebbero dovuto lasciare che succedesse perché ora sono in trappola.

Ora sono i nefiti ad essere nelle loro roccaforti e sono i guerriglieri, in questo caso i Ladroni di Gadianton, ad essere completamente esposti all’aperto, senza possibilità di reperire cibo, visto che non ne è stato lasciato affatto e che i raccolti sono stati distrutti.

Pertanto essi sono costretti, in circostanze a loro sfavorevoli, ad attaccare i Nefiti per procurasi cibo, oppure sono costretti a disperdersi per trovare selvaggina. Tuttavia ogni volta che si disperdono o si sparpagliano i Nefiti fanno incursioni-lampo uscendo dalle loro roccaforti, situate nelle loro città, per attaccarli. Ora sono i Nefiti a scegliere il momento in cui attaccare: ciò che è accaduto è un capovolgimento della situazione per cui ora sono i Nefiti a comportarsi da guerriglieri ed i ladroni di Gadianton cercano di difendere il territorio. Ciò rappresenta un disastro per i Ladroni di Gadianton, tant’è che vengono sconfitti. Tutto questo (come ho cercato di dimostrare nei dettagli in un articolo già publicato) costituisce una sorta di illustrazione testuale. Non sarebbe possibile trovare un’illustrazione più perfetta delle virtù, se si vuole, e dei problemi di un esercito di guerriglieri: gli errori che essi possono commettere e di successi che possono ottenere.

Tutto ciò secondo i critici dovrebbe essere opera di un giovane che non conosceva nulla dei combattimenti tra guerriglie e la cui idea di un’ attività militare sarebbe stata, più in là nel corso della sua vita, salire in groppa al suo cavallo nero Charley e partecipare ad una parata in uniforme, rappresentando in maniera romanzata le guerre succedutesi nel corso della storia americana : la Guerra di Rivoluzione, la Guerra del 1812. Ciò (questo atteggiamento romantico) sì che sarebbe stato tipico del suo periodo storico e penso che molte altre persone avessero lo stesso atteggiamento, ma ciò che colpisce nel Libro di Mormon è l’assoluta assenza di un tale atteggiamento.

Dal resoconto che ci viene dato dei Ladroni di Gadianton, ovvero delle guerre sostenute dai Nefiti contenute nel Libro di Mormon e che sono ivi annotate, non c’è riferimento all’uso di particolari uniformi, o a parate, né revisione delle truppe o cose del genere. Si tratta di un’atmosfera ben diversa ed in particolare l’attività bellica dei guerriglieri è ben poco romantica. A questo proposito Mao e gli altri (teorici della guerriglia) si dovettero difendere da tali critiche. Alcuni di coloro che combattevano nei loro eserciti erano un po’ delusi all’idea di colpire e fuggire: ciò non era eroico, non era romantico. Tuttavia era estremamente efficace e lo fu anche per i Ladroni di Gadianton finché essi si tennero a quelle regole che, pur in realtà formulate durante questo secolo, noi sappiamo bene esistevano già nel mondo antico.

Pertanto, personalmente mi sconvolge quanto distanti siano i resoconti contenuti nel Libro di Mormon dal modo in cui ci si potrebbe attendere che Joseph Smith scrivesse il libro. Si tratta di un mondo completamente diverso.

Ci sono anche altre cose che Joseph Smith non avrebbe potuto conoscere. Una delle prime cose che ricordo aver notato nel Libro di Mormon e che lascia esterrefatti accadde anni fa, ancora una volta mentre vivevo a Gerusalemme. Mi imbattei a quel tempo in uno scritto inedito opera di John Tvedtnes (ora residente a Salt Lake City ma che a quel tempo viveva a Gerusalemme), nel quale egli identificava una celebrazione della Festa dei Tabernacoli come lo sfondo del discorso di re Beniamino contenuto nel Libro di Mormon.

Dopo aver letto quello scritto non ho mai più potuto leggere quel racconto senza vedere in corso la festa dei tabernacoli. Una volta che la si riconosce essa è assolutamente evidente. Ma fino ad allora, per quanto io ne sappia, nessuno l’aveva individuata. Io ritengo che questa sia una di quelle cose di cui Joseph Smith non poteva essere a conoscenza. Egli non avrebbe potuto vantarsi di aver introdotto una festa dei tabernacoli nel suo Libro di Mormon perché egli stesso non sapeva che ci fosse. E tuttavia si tratta di un autentico marchio di antichità del documento.

Se si fosse trattato di una frode, se fossi stato io a metterla in atto, ne sarei stato molto fiero. Lo avrei indicato dicendo “Guardate quanto sono stato in gamba ad introdurre questo elemento”. Invece nessuno ne ha mai riconosciuto l’esistenza fino a pochi anni fa, eppure essa è lì, quale un ulteriore dettaglio di autentica antichità.

C’è poi qualcos’altro che mi interessa in particolar modo come Arabista (quello è con precisione il mio campo). Io mi occupo di studi arabi medievali.

Nel 1975 Lynn ed Hope Hilton, di Salt Lake City ma che facevano avanti e indietro dal Medio Oriente, fecero una gita giù per la costa dell’Arabia lungo quello che noi conosciamo come l’antica via dell’incenso e che secondo l’opinione di molti è l’antica via seguita da Lehi. Essi sono stati in grado di confermare molti dei dettagli annotati in 1 Nefi seguendo la guida fornita da Hugh Nibley alcuni anni addietro nel suo classico “Lehi nel Deserto”, nel quale fratello Nibley propose una percorso, un sentiero, per quel viaggio di Nefi e Lehi da Gerusalemme giù fino al Mare Arabo. Ciò è stato poi ricostruito successivamente da molti scrittori ed esploratori.

Sono particolarmente compiaciuto e grato a Warren e Michael Aston, provenienti dall’Australia i quali hanno reso, secondo me, uno dei maggiori servizi agli studiosi del Libro di Mormon nel recente passato. Essi sono riusciti ad identificare due plausibili siti del Libro di Mormon riguardo i quali Joseph Smith non avrebbe potuo avere la più vaga idea.

Infatti alcuni anni fa, nel 1982, Eugene England pubblicò un articolo nel quale dimostrava che nessuno avrebbe potuto conoscere alcunché in merito all’Arabia all’epoca di Joseph Smith. Anche qualora Joseph Smith avesse vissuto in una zona provvista di un’incredibile biblioteca pubblica o universitaria, egli non avrebbe potuto imparare molto in merito alla geografia dell’Arabia. Ma ciò che è più interessante è che le cose che avrebbe potuo imparare sarebbero state per gran parte errate.

In realtà, invece, 1 Nefi dipinge in maniera accurata un viaggio nell’antica Arabia, giungendo fin nei dettagli relativi a dove il sentiero curva e cose del genere.

Gli Astons sono effettivamente stati in alcuni di questi luoghi ed hanno portato altre persone con sé fino al massimo di due spedizioni in quella zona nel 1993. Essi hanno rinvenuto, ovvero localizzato, un luogo nel moderno Yemen, proprio nell’Arabia Sud Orientale, chiamato Nahem. Il termine Nahem sembra molto simile all’antica parola Nahom che appare nel Libro di Mormon quale luogo dove Ismaele fu sepolto.

Ebbene questo è un nome importante, e per diverse ragioni. Prima di tutto il resoconto del Libro di Mormon ci dice che di solito era Lehi stesso a dare un certo nome ad una certa località. In questo caso, invece, il nome esisteva già. Ismaele fu sepolto in un luogo che era chiamato Nahem. Ora, Nahem e Nahom sono in pratica la stessa parola: chiunque abbia qualche nozione di Arabo o di Ebreo o di altre antiche lingue semite sa che ciò che conta sono le consonanti. Le vocali possono essere invertite o mutate.

Pertanto le due parole sono in sostanza prive di differenze. E qual è il significato della radice NHM? Può avere significati come piangere o gemere, sospirare, lamentarsi o consolare: è un nome perfetto per un antico cimitero. E risulta poi che in questo posto di nome Nahem, corrispondente esattamente allo stesso luogo, c’era un antico cimitero risalente a non sappiamo quanto tempo fa, dal momento che gli scavi archeologici non sono stati ancora autorizzati e potrebbero non esserlo mai.

Ma in ogni caso c’è lì un antico cimitero e c’è un luogo situato, rispetto al sentiero, nell’esatta posizione in cui dovrebbe essere. Inoltre Nahem non è un caso isolato, e questo è a mio parere l’aspetto più straordinario. Ciò che abbiamo è (la prova di) non uno ma ben due siti che si rafforzano reciprocamente.

Nel resoconto del Libro di Mormon Lehi ed il suo gruppo viaggiarono verso Est partendo dal luogo dove seppellirono Ismaele e giunsero al luogo che chiamarono Abbondanza, sulla costa dell’Arabia. Ora, i critici per 160 anni si sono presi gioco di questo fatto perché chiunque sa che non esiste alcun luogo di “abbondanza” in Arabia.

Non esiste alcun luogo che abbia un tale genere di alberi d’alto fusto o un tal genere di vegetazione. L’arabia è un vero e proprio vasto deserto, un luogo che fa apparire il deserto Mojave come una foresta tropicale. Tutto ciò è vero in tutto e per tutto.

Tuttavia resta il fatto che esiste un esiguo numero di luoghi sulla costa d’Arabia (molti dei quali sconosciuti fino a poco fa) piuttosto lussureggianti, dove è possibile rinvenire sia zone verdeggianti che alberi d’alto fusto.

Infatti molto di recente un critico della Chiesa mi ha scritto dicendo “So per certo che non esiste un posto simile a questo luogo di Abbondanza sulla Costa d’Arabia”. Io potrei rispondergli “So bene che tale posto esiste, infatti mentre le sto scrivendo io ho proprio sulla parete sopra il mio computer un poster di quello stesso luogo o comunque di un luogo estremamente simile”. Ebbene non si può certo confutare ciò perché ovviamente un’immagine vale mille parole, ed io possiedo un’immagine. E’ proprio vero che un luogo del genere esiste.

Ora, se ci si dirige verso Est partendo da Nahem, il luogo che si è cercato di identificare come il Nahom indicato nel Libro di Momorn, si arriva ad un luogo chiamato Wadi Sayq. E’ difficile arrivarci se non con una carovana di cammelli attraverso uno stretto guado, una valle attraversata ad intermittenza da un fiume. Ma una volta raggiunto il luogo vi si trovano alberi abbastanza larghi da produrre il legno necessario a costruire una nave. Vi si trova una spiaggia, della vegetazione e dell’acqua fresca. E’ qualcosa di notevole ed è esattamente nel luogo in cui dovrebbe essere secondo quanto dice il Libro di Mormon.

Inoltre il luogo si trova, in relazione alla località Nahem, o Nahom, nella stessa relazione in cui dovrebbe essere secondo il Libro di Mormon. Ed ancora un volta posti del genere erano considerati inesistenti all’epoca di Joseph Smith. Chiunque avrebbe potuto dire a Joseph Smith, se egli avesse chiesto consiglio mentre “ideava” questo racconto sull’antica Arabia e l’antica America “Non perdere tempo: non esiste un posto del genere”.

Eppure esso è lì. E’ stato visto, esaminato ed è ancora attualmente sotto studio. Ciò a mio parere è la cosa più straordinaria: una risposta alla cieca che coglie il bersaglio, un bersaglio cui Joseph Smith non sapeva neanche di star mirando.

Ancora una volta egli viene difeso dagli sviluppi realizzatisi dopo la fine della sua opera, ben dopo la sua morte. A mio parere uno dei modi più interessanti di guardare a Joseph Smith è guardare alcuni degli “sbagli” che egli fece e vedere che egli viene difeso proprio da quegli sbagli. Ce ne sono due a cui mi riferisco relativi al Libro di Mormon.

Uno del quale sono particolarmente appassionato è il nome di Alma. Noi conosciamo il nome Ama, sappiamo che è stato un nome di donna nell’ovest per un lungo periodo. Lo si trova in espressioni come “alma mater”. Si tratta di un nome femminile di origine latina oggi divenuto maschile. I critici della Chiesa per lungo tempo hanno preso in giro i Santi degli Ultimi Giorni dicendo che solo tra i Mormoni si possono trovare degli uomini con nome di donna. Che cosa ridicola! Non si tratta di un antico nome semita da uomo ma di un nome di donna dall’origine latina piuttosto moderna. Pertanto Joseph Smith commise un chiaro errore.

Ebbene è per questo motivo che io ritengo che l’opera di Joseph Smith sia quanto mai impressionante, perché se Joseph Smith aveva mai sentito il nome Alma prima di allora lo aveva senz’altro sentito quale nome femminile. Pertanto come si spiega riferito ad un protagonista maschile del Libro di Mormon? Eppure almeno due personaggi principali del Libro di Mormon hanno questo nome. Ed è stato solo recentemente che le scoperte venute alla luce hanno comprovato che quel nome era un antico nome semita maschile. La scoperta non è stata fatta da un membro della Chiesa, ma da Yigael Yadin, probabilmente il più grande tra gli archeologi israeliti di questo secolo. Egli era a capo di un gruppo dell’esercito israelita nella guerra d’indipendenza del 1948.

Si tratta di un uomo straordinario e di un grande studioso. Mentre ispezionava una caverna presso il Mar Morto egli rinvenne un documento che portava il nome di Alma figlio di Giuda. In tutto ciò che venne pubblicato a seguito di quello scavo il nome viene scandito inconfondibilmente A-L-M-A. Si tratta di un elemento notevole. E di nuovo con ogni probabilità se Joseph Smith avesse chiesto aiuto a persone che vivessero alla sua epoca in merito a che cosa si sarebbe mai potuto far venire in mente quale nome maschile per un protagonista del suo Libro di Mormon avrebbe commesso un errore.

Viene così fuori che un apparente errore non lo è affatto, ma che è invece una potente riprova delle pretese profetiche di Joseph Smith. Pur tuttavia si vedono ancora articoli che ridicolizzano questo nome quando dovrebbero sapere bene di non poterlo fare.

Infatti in un caso specifico delle persone che dovrebbero sapere bene di non poterlo fare continuano senza sosta con le stesse accuse, proponendo sempre la stessa vecchia argomentazione come se fosse corrispondente a verità, ma non lo è: Alma è una riprova del Libro di Mormon.

C’è un altro argomento attualmente di moda tra i critici del Libro di Mormon ed è l’argomentazione derivante da Alma 7:10 che Gesù sarebbe nato (per Alma questo è ancora un evento futuro) a Gerusalemme, ovvero la Terra dei nostri avi. Ebbene i critici del Libro di Mormon hanno realizzato persino degli adesivi per auto che dicono: “Mormonismo o Cristianità, Gerusalemme o Betlemme”. Spesso poi essi esclamano con tono di scherno “Suvvia, qualunque bambino in età scolare sa che Gesù è nato a Betlemme!

Ebbene immaginate la situazione: un uomo che secondo l’opinione dei critici sarebbe stato tanto in gamba da realizzare questo libro, che previde cose che noi solo oggi stiamo apprendendo a proposito del Medio Oriente, che cita passi della Bibbia in maniera estremamente complessa, che parla di temi biblici in modo tanto sofisticato e che però sbaglia il luogo di nascita di Gesù, una cosa che è conosciuta anche dagli studiosi più profani della Bibbia.

In realtà ancora una volta si può vedere che il Libro di Mormon è nel giusto ed i critici sono in torto. Non è stato molto tempo fa che sono stati rinvenuti le cosiddette lettere Amarna ed in esse si fa riferimento ad un luogo che W.F. Albright, probabilmente il più grande archeologo del ventesimo secolo, ha identificato come Betlemme. E dove si dice che essa si trovi? Nella Terra di Gerusalemme. Ecco qui dunque un riferimento a Betlemme come situata nella Terra di Gerusalemme, proprio come dice il Libro di Mormon. Ora le lettere Amarna sono datate 400 A.C. per cui alcuni hanno detto “Beh, è troppo presto”. Va bene, ammettiamolo pure, anche se io non la ritengo una controargomentazione plausibile. Possiamo però riferirci ad altri elementi. La Bibbia infatti parla spesso di città il cui territorio circostante è denominato proprio secondo il nome della città. E’ vero che non c’è alcun riferimento biblico alla Terra di Gerusalemme (ci va però molto vicino un paio di volte).

Sappiamo però della Terra di Damasco, della Terra di Samaria e probabilmente venti altri territori che prendono il nome delle loro città. E probabilmente è solo un caso che la specifica frase, Terra di Gerusalemme, non si trovi nella Bibbia.

Tuttavia essa ricorre nel Libro di Mormon. Il posto dove indagare sull’uso di questa espressione è il Libro di Mormon, che parla periodicamente della città di Zarahemla e della Terra di Zarahemla, della città di Abbondanza e della Terra di Abbondanza.

Questo è il tipo di linguaggio che si rinviene nel Libro di Mormon ed Alma, ovviamente, scriveva dopo che erano trascorsi diversi secoli da quando il suo popolo aveva lasciato Gerusalemme. Pertanto è lo stile del Libro di Mormon che dovrebbe costituire il criterio per valutare il modo in cui quella espressione è stata usata. Betlemme, che dista solo 5 o 6 miglia da Gerusalemme, fa chiaramente parte della Terra di Gerusalemme, che è una città di gran lunga più grande e che fu sempre la capitale, la sede del regno e così via.

Ma ancor più interessante è che molto recentemente è stato pubblicato un nuovo documento sui Rotoli del Mar Morto. E’ chiamato 4q385 o Pseudo-Geremia, e dichiara di risalire precisamente al periodo storico di Lehi. E sapete cosa fa? Parla della Terra di Gerusalemme. Visto che parliamo dei Rotoli del Mar Morto vorrei dire qualcosa in generale al loro riguardo.

Quando fu ritrovato il Libro di Mormon l’idea stessa di un’antica civiltà che volontariamente sotterrasse le sue memorie perché venissero alla luce successivamente sembrava sciocca. Eppure ora sappiamo che ci fu un gruppo nell’antico Medio Oriente che fece precisamente ciò e questa è la comunità dei Rotoli del Mar Morto, che risiedeva probabilmente a Qumran.

Noi sappiamo che i loro rotoli furono nascosti probabilmente all’epoca dell’attacco romano sulla Giudea durante la prima rivolta ebraica, in un anno imprecisato intorno all’Annus Domini 70 .

Pertanto si può immaginare la situazione: mentre le truppe romane, fresche della loro conquista di Gerusalemme, muovono giù lungo la Valle del Mar Morto, essi vengono giù da qualche luogo intorno a Gerico e comiciano a spostarsi verso sud alla volta del luogo finale della resistenza ebraica a Masada. Per poter arrivare a Masada essi devono imbattersi proprio nella comunità di Qumran, la quale capisce di avere i giorni contati e comincia a fare i preparativi per abbandonare la sua postazione - che è rimasta abbandonata finché non è stata rinvenuta solo moto recentemente.

Ciò che fanno è cominciare a dislocare i propri documenti più importanti in delle caverne ed è possibile vedere il processo con cui ciò fu compiuto. Dapprima essi lo fanno con molta cura: infatti uno dei loro documenti dà delle precise istruzioni su come preservare un documento per questo tipo di occultamento. I documenti sono riposti nelle caverne con molta cura, mentre alla fine è possibile notare che [vanno molto velocemente perché] non hanno più tempo. Con tutta probabilità essi potevano già vedere i Romani scendere per la valle, per cui cominciano a gettare alla rinfusa i documenti nelle caverne: tutto viene fatto molto più in fretta.

In ogni caso possiamo vedere una comunità fuggita da Gerusalemme perché Gerusalemme non era abbastanza retta per loro, e che richiamava i giudizi dal Cielo su Gerusalemme - molto similmente a Lehi quando lasciò Gerusalemme. Poi quando la distruzione si avvicina essi hanno timore, quindi prendono i propri documenti e li nascondono perché vengano alla luce in un tempo futuro, quando la situazione sia migliore, quando ci sarà più giustizia qualunque siano le circostanze. E quei documenti sono stati alla fine ritrovati, divenendo in molti sensi una testimonianza rispetto a molte delle cose di cui parla il Libro di Mormon.

Orbene, c’è uno schema che ricorre nel Libro di Mormon che sembrava non plausibile per lungo tempo ma che ora sappiamo essere davvero stato usato nell’antico Medio Oriente. Uno di questi documenti era il cosiddetto Papiro Copper, scritto sul metallo proprio come è detto nel Libro di Mormon. Pertanto c’è una straordinaria serie di parallelismi. Personalmente ritengo che potrebbero essere rinvenuti ulteriori parallelisi sebbene alcuni abbiano portato tali parallelismi all’eccesso. Secondo me, comunque, è giusto dire che i comportamenti delle popolazioni descritte nel Libro di Mormon sono in gran parte gli stessi del Popolo di Qumran e di quelli contenuti nei Papiri del Mar Morto.

Infatti c’è uno scrittore Austriaco il quale anni fa, scrivendo in tedesco, disse che un buon nome per il popolo autore dei Papiri del Mar Morto sarebbe Santi degli Ultimi Giorni, dal momento che essi hanno previsto la venuta del Messia e gli ultimi giorni. Tuttavia, egli disse, purtroppo questo nome è già usato da un gruppo religioso in America. Ebbene anche in ciò vi sono degli interessanti parallelismi.

Ci sono poi altre cose da dire a proposito del fatto che l’antichità sta cominciando a fornire straordinarie riprove del Libro di Mormon. Una delle più strordinarie, secondo il mio punto di vista, è la visione di Lehi a proposito del Concilio nei Cieli. Esso è riportato nel primo capitolo di 1 Nefi. In quella visione si dice che Lehi “credette di vedere Dio assiso sul suo trono, circondato da un concorso innumerevole di angeli” (1 Nefi 1:8).

Lehi riceve un messaggio che parla di giudizi e di distruzione da portare alla città di Gerusalemme. Ebbene, l’idea di un profeta che ha accesso al Consiglio dei Cieli è antica e certamente già biblica. La si trova in Isaia 6, in Geremia, in Zaccaria ed altrove sia nella Bibbia che al di là della Bibbia. E’ una nozione molto importante, e si è iniziato a comprendere la sua importanza nell’ultima parte di questo secolo.

In sintesi il concetto è che (a seconda delle religioni ) il Concilio degli Dei, o il Concilio di Dio e dei suoi angeli (come si legge in Giobbe nella Bibbia) ha luogo, ovviamente, a porte chiuse. E’ qualcosa cui non ha accesso chiunque, ma solo il profeta.

Egli può udire i segreti ed i decreti del Concilio, e grazie a ciò, può portare questa conoscenza agli altri esseri umani sulla terra. Ciò costituisce una parte importante della sua autorità. Questa è una nozione contenente un enorme rilievo, che, come solo ora abbiamo cominciato a comprendere, si trova in molto scritti antichi e perfino medievali del Medio Oriente. Ricordo che pochi anni fa un mio collega ed io realizzammo uno scritto sull’idea della visione del trono della “teofania”, ovvero del Concilio dei Cieli, a Boston.

Includemmo una lista di circa 25 casi in cui ricorre questo particolare concetto. Uno di questi riguardava Nefi. Ora, tra tutti questi casi, quelli di 1 Nefi è probabilmente, o con ogni possibilità, uno dei migliori. Ci sono circa 20 caratteristiche tipiche di questo motivo ricorrente che possono essere individuate e sono stati individuate dagli studiosi. Nessuno di questi casi particolari ha tutte e 20 le caratteristiche ma uno che, per quanto riguarda la mia esperienza, rappresenta quasi un caso da manuale è proprio il caso contenuto nel primo capitolo di 1 Nefi: è una cosa straordinaria ed è qualcosa che io dubito fortemente che Joseph Smith potesse aver realizzato attraverso la sua limitata lettura della Bibbia.

Orbene, un concetto collegato a questo è quello di Libro divino. L’idea di un angelo che lascia un libro ad un giovane è stata ridicolizzata da molti. Un critico del Libro di Mormon disse una volta “Non si ricevono libri dagli angeli. E’ semplicemente così”. Ebbene non è così semplice. Salta fuori che questa (dell’origine divina dei libri) era un’opinione molto comune nell’antico Medio Oriente. Geo Widengren, un importante storico delle religioni di origine svedese ed uno specialista dell’antico Iran e dell’antico Medio Oriente, ha detto “Poche idee religiose dell’antico Oriente hanno giocato un ruolo più importante del concetto di tavole di origine divina, o di libri provenienti dal Cielo consegnati ad un essere umano a seguito di un colloquio con un essere celeste”.

Ebbene l’idea è senz’altro contenuta nella Bibbia. La si trova in Esodo, in Geremia in Ezechiele, nell’Apocalisse di Giovanni, che ne è un esempio particolarmente calzante ed anche, io direi, più specificamente, in altri testi non biblici: si pensi a Enoc, ad esempio.

Ritengo che uno dei casi esemplari di ciò si trovi nel libro Muslim noto come Corano, il sacro libro dell’Islam, che è consegnato dall’angelo Gabriele al profeta Muhammad. Ebbene, qualunque sia la vostra opinione delle origini del Corano, si tratta di un incredibile esempio di quest’antica idea tipica del medio Oriente. E non si tratta affatto dell’esempio più recente.

Siamo all’inizio del settimo secolo Dopo Cristo e si tratta di un chiaro esempio di libro consegnato da un angelo. Orbene lo schema identificato dagli studiosi ha fondamentalmente quattro segni distintivi.

Prima di tutto un essere divino consegna un libro ad un mortale.

In secondo luogo il mortale riceve il comandamento di leggere il libro.

Come terzo punto il mortale viene chiesto di ricopiare il libro o qualcosa di simile. A volte gli viene detto, in realtà, di ingerire il libro, di mangiarlo, per dimostrare di aver completamente “digerito” il contenuto del libro stesso.

Come quarto punto gli viene detto di predicare il messaggio contenuto nel libro agli altri mortali.

C’è un buon esempio di ciò nel Libro di Mormon. Pensate di nuovo al caso di Lehi contenuto nei primi capitoli del Libro di Mormon, il quale riceve una visione di un Libro divino. Gli viene detto dei giudizi che si riverserano sul capo di Israele; gli viene ordinato di portare questo messaggio al popolo di Gerusalemme, il che ovviamente gli procura grandi rischi pericoli.

C’è però anche il caso stesso di Joseph Smith, per cui ancora una volta vediamo non solo nel Libro di Mormon, ma anche nella storia del Libro di Mormon - ovvero gli eventi del diciannovesimo secolo che ruotano intorno ad esso - un esempio da manuale di questo antico concetto del libro divino, una trascrizione di documenti divini portata sulla terra e consegnata a mortali o ad un mortale e poi diffusa tra gli uomini. Si tratta di un gran buon esempio. Infatti, in un esempio antico che mi viene alla mente, quello di un libro cristiano molto antico noto come le Visioni di Hermas, un angelo di sesso femminile questa volta, o comunque un personaggio femminile, offre il libro ad Hermas e questi alla fine desidera portare il libro con sé.

Tuttavia il messaggero gli dice che le deve restituire il libro perché non può tenerlo con sé. E’ molto simile all’aspetto della storia del Libro di Mormon che è tanto deriso: dopo che egli riceve i libro e fa con esso ciò che deve farne - ovvero trascriverlo e tradurlo- gli viene detto di restituirlo al messaggero celeste.

Ci sono poi altre caratteristiche tipiche dell’antico Medio Oriente che io dubito fortememte Joseph Smith potesse conoscere. Un aspetto straordinario venuto alla luce solo piuttosto di recente è l’idea del personaggio di Mosia (da non confondersi con il Messia parola probabilmente derivante da diversa radice). Orbene, dei recenti studiosi hanno identificato questo termine, che ricorre in Ebreo nell’Antico Testamento ma non ricorre mai nella traduzione Inglese della versione di Re Giacomo della Bibbia: pertanto Joseph Smith non lo avrebbe potuto evincere leggendo la versione di Re Giacomo della Bibbia.

Questo termine - Mosia - è stato identificato come riferito ad un eroe di giustizia che intervenga in una situazione controversa nel corso di una battaglia o di una situazione di oppressione. Si tratta quasi del personaggio di un salvatore. E ci sono anche quattro elementi di questo personaggio conosciuto come Mosia che vale la pena di tenere in mente:

E’ nominato da Dio;

Libera il suo popolo scelto dagli oppressori, dalle difficoltà e dall’ingiustizia dopo che essi gli hanno chiesto aiuto;

La loro liberazione - e ciò io penso che sia straordinario- è realizzata sempre con mezzi non violenti, per lo più attraverso la fuga o una trattativa;

Il popolo torna ad uno stato di giustizia dove ogni persona ha la disponibilità ed il controllo sulla sua proprietà, ovvero sulle cose che gli appartengono.

Ebbene se si osserva il Libro di Mosia - ed il nome è impressionantemente simile a Mosiah (il modo in cui viene reso in ebraico è sia Mosiah che Moshiah) - cosa si scopre?

Tutta una serie di queste circostanze, per lo più non violente (esempio la fuga) sotto la guida di un capo. Alma il vecchio è un classico esempio di ciò, ma io ritengo che forse l’esempio più straordinario in realtà sia quella del personaggio noto come Mosia.

Esso potrebbe proprio essere il nome corrispondente a Moshiah: se si legge il libro di Omni nel Libro di Mormon, un libro molto breve, è possibile rinvenire un resoconto di questo popolo. Cominciando a leggere dal versetto 12 del Libro di Omni: “Ecco io vi dirò qualcosa riguardo a Mosia, che fu fato re sopra la terra di Zarahemla; poiché ecco, essendo stato avvertito dal Signore di fuggire dalla terra di Nefi, e che quanti volessero dare ascolto alla voce del Signore uscissero anch’essi dal paese con lui, nel deserto - ed avvenne che egli fece secondo quanto il Signore gli aveva comandato. E quanto dettero ascolto alla voce del Signore uscirono dal paese del deserto; ed erano guidati da molte predizioni e profezie. Ed erano continuamente ammoniti dalla parola di Dio; e furono guidati dal potere del suo braccio attraverso il deserto finché scesero nella terra che è chiamata terra di Zarahemla. (Omni 2-3).

Cosa abbiamo dunque? La liberazione di un popolo con mezzi non violenti da parte di un personaggio il cui nome può ben essere ricollegato all’idea dell’antico profeta ebraico salvatore degli oppressi. Così Mosia poi corrisponde ad un lignaggio di re, compreso uno chiamato Mosia, la cui stessa storia è caratterizzata dall’idea della liberazione del popolo dalla schiavitù. E’ un elemento notevole a mio parere.

C’è poi un altro aspetto tipico dell’antico Medio Oriente cui vorrei riferirmi, e c’è ora un libro disponibile al riguardo. Si tratta della famosa allegoria dell’albero di olivo contenuta in Giacobbe 5. Giacobbe 5 contiene un’ampia storia tratta da un profeta di nome Zenos noto nell’ambito della Bibbia. Egli probabilmente proviene da qualche regione del regno settentrionale d’Israele, ed è ovviamente antecedente rispetto a Lehi. Zenos racconta una lunga parabola circa il Signore paragonato al proprietario di una vigna ed al suo servitore o servitori, nonché al loro modo di aver cura di un albero di olivo.

Ebbene, di recente è stato tenuto un simposio alla BYU sul capitolo 5 di Giacobbe ed è incredibile quanto si possa trarre dallo studio di un singolo capitolo de Libro di Mormon: questo libro è ricco oltre misura. E’ stato realizzato un ampio testo su quel capitolo e ci sono numerosi aspetti affascinanti. Uno di essi è che un gruppo di ortoculturisti (specialisti nella cura degli alberi) hanno osservato il resoconto della cura dedicata all’albero di olivo ed alla produzione di olive contenuto nel quinto capitolo di Giacobbe all’interno del Libro di Mormon, rilevando che essa, quasi in ogni dettaglio coincide con ciò che effettivamente sappiamo su come vengono trattati gli alberi di olivo, come vengono fatti crescere, coltivati e curati.

Orbene, c’è da dire che non crescono alberi di olivo nello Stato di New York. Joseph Smith probabilmente non ne vide mai uno. Di certo non sapeva molto in merito alla coltivazione degli alberi di olivo e tale coltivazione è molto, molto diversa da quella del genere di alberi che egli avrebbe potuto conoscere. Pertanto dove prese tali informazioni?

A me sembra che l’interpretazione più giusta, la migliore spiegazione è che chiunque abbia scritto la parabola dell’olivo nel capitolo 5 di Giacobbe conosceva di persona la coltivazione dell’albero di olivo. Sapeva bene come veniva svolta. Si tratta di un racconto molto dettagliato, ricco di particolari, dal momento che è il racconto della storia del mondo (comprendente il passato ed il futuro) in cui l’albero di olivo è utilizzato come simbolo del Casato di Israele. Si parla di innesti e di estirpazioni, nonché della dislocazione dei rami dell’albero di olivo nella parte più lontana della vigna, e così via.

È tutto indicato nei minimi dettagli con una sola eccezione: nel racconto contenuto in Giacobbe 5 si dice che rami degli alberi di olivo selvatici - o piccole parti di essi- sono innestati sull’albero di olivo principale, l’albero di olivo domestico, e che essi producono frutti commestibili. Ebbene, ciò non è quel che accade: un ramo di olivo selvatico, anche se innestato su un olivo domestico, produrrà sempre frutti selvatici. Sopravviverà, questo è vero, ma non produrrà frutti commestibili solo perché è stato innestato su di un albero di olivo domestico.

Si tratta allora forse di un errore da parte del Libro di Mormon? Affatto. Uno degli articoli - cui ho partecipato io stesso - contenuti nel libro dedicato a Giacobbe 5 sottoloneava l’evidenza che nell’antico mondo Mediterraneo gli uomini erano consapevoli che a volte miracolosamente un ramo di olivo selvatico innestato su di un albero di olivo domestico potesse produrre frutti commestibili. Ciò non avviene in natura, ma può accadere miracolosamente. Ed i profeti dell’antica civiltà Meditarranea, in particolare i pensatori greci e così via, lo vedevano come un segno divino. Si trattava di un miracoloso intervento di Dio, qualcosa che contravveniva alle normali leggi della coltivazione e produzione di olive. Ebbene cosa significa ciò nel racconto del Libro di Mormon? Sta a significare la conversione dei Gentili nel popolo del Casato d’Israele. E’ una trasformazione miracolosa, esattamente come indicato dal Libro di Mormon. Si tratta di una cosa spettacolare: una descrizione lunghissima della coltivazione degli alberi di olivo, circa 77 versetti. Joseph Smith avrebbe potuto rimanerne egli stesso impigliato se fosse stata una cosa che avesse fatto da solo, mentre invece è stato perfetto, e proprio quel dettaglio che sembrerebbe essere errato ha ancora una volta un precedente nell’antico Medio Oriente e nell’antica civiltà Mediterranea.

Si tratta di un aspetto incredibile, e sfido i critici del Libro di Mormon a trovare una spiegazione contraria al fatto che essa sia stata realzzata da qualcuno che viveva effettivaente in una zona in cui questa coltivazione aveva luogo. E questa è precisamente l’area da cui Zenos e Lehi venivano originariamente - l’area Mediterranea orientale.

Ancora una cosa che ritengo di grande importanza in merito al Libro di Mormon è questa: oggi noi non facciamo una netta distinzione tra ladri e ladroni ed usiamo questi termini indifferentemente, così come fa anche la versione di Re Giacomo della Bibbia: essa parla di ladri e di ladroni senza fare distinzione.

Ma l’antica legge medioorientale distingueva molto rigidamente tra ladri e ladroni, ed in particolare lo faceva l’antica legge israelita. I ladri venivano considerati gente del luogo: rubavano ai propri vicini, erano molto comuni ed erano una seccatura, ma non erano considerati davvero un pericolo per la società. Pertanto, quando venivano presi venivano giudicati civilmente, per lo più nell’ambito dei loro vicini, dei loro concittadini, e non si trattava di nulla di eccezionale.

I ladroni invece erano davvero un problema importante: essi rappresentavano un pericolo per la società, erano visti come stranieri, briganti, banditi da strada. Essi si organizzavano in gruppi, erano legati da giuramenti di fedeltà ed estrocevano riscatti dalle popolazioni circostanti. Quando venivano catturati ciò accadeva spesso ad opera dell’esercito: si trattava di un affare militare, una specie di guerra. Non venivano giudicati con un processo civile ma militare ed erano soggetti ad esecuzione capitale senza lunghe indagini: si trattava di una cosa ben diversa dai semplici ladri.

Ebbene è possibile notare nel Libro di Mormon che ladri e ladroni non vengono mai confusi ed i ladroni, specialmente i Ladroni di Gadianton, sono considerati una questione militare, proprio come sarebbe accaduto sotto la legge israelita, ma non nel modo in cui faremmo oggi, dal momento che noi non facciamo questa specifica distinzione.

Pertanto il Libro di Mormon risulta completamente in accordo con i concetti e le usanze dell’antico Medio Oriente ed in particolare di Israele.

Un’altra cosa che vorrei accennare è la presenza di “simili conseguenze”, ovvero di azioni simboliche. Ancora una volta risulta che solo nel secolo in corso si è cominciato a capire questo aspetto estremamente importante di un antico comportamento. Vorrei a questo proposito leggervi un passo da Alma capitolo 46, a partire dal versetto 21 (ricorderete la storia del capitano Moroni e del suo stendardo della libertà, che è già di per sé una cosa importante): “E avvenne che quando Moroni ebbe proclamato queste parole, ecco il popolo accorse con le armature cinte sui fianchi strapandosi le vesti in segno, ossia come alleanza, che non avrebbero abbandonato il Signore; o, in altre parole se avessero trasgredito ai comandamento di Dio, o fossero caduti in trasgressione, e si fossero ergognati di prendere su di sé il nome di Cristo, il Signore li avrebbe stracciati, come essi avevano stracciato le loro vesti”.

E continua poi il versetto 22: “Ora fu questo il patto che fecero, e gettarono le loro vesti ai piedi di Moroni, dicendo: Facciamo alleanza con il nostro Dio che saremo distrutti come i nostri fratelli del paese a settentrione se cadremo in trasgressione;

Orbene, ciò che và evidenziato in un tale contesto in merito a tale scrittura è che in questo secolo sia la gente comune che gli studiosi hanno cominciato a notare che era molto comune tra gli antichi Ebrei l’idea di un “giuramento a similitudine di?” ovvero di un “alleanza a similitudine di?”: l’idea di usare un qualche oggetto fisico per dimostrare cosa sarebbe accaduto all’autore del giuramento se questi lo avesse violato. Un mio amico, ad esempio, specializzato nello studio del Medio Oriente e che è molto critico verso molti aspetti del Libro di Mormon (forse non lo conosce molto bene) ha letto quei passaggi ed è rimasto molto colpito. Egli ha ammesso nei miei riguardi di non sapere cosa pensare, tale è la similitudine con l’antico Medio Oriente.

Io insegno Arabo, anche se non a tempo pieno, alla Brigham Young University, ed una delle forme linguistiche arabe comune anche ad altre lingue semite è la cosiddetta “similitudine accusativa” - quando cioè si usa un termine collegato ad un verbo nell’ambito di una frase. Si può dire “L’ho colpito con un colpo” oppure “Ho sognato un sogno”. L’esempio che in genere uso per spiegare ciò, che non è proprio del linguaggio inglese, è tratto da 1 Nefi, laddove Lehi riferisce ai propri figli “Ecco ho sognato un sogno, ovvero ho visto una visione”.

Orbene, questa espressione “Ho sognato un sogno” è un esempio perfetto di “similitudine accusativa”, e quando gli studenti la sentono - coloro che conoscono il Libro di Mormon - dicono “Oh, si, ora capiamo”, poiché si tratta di un autentico esempio di costruzione araba o semita.

Anche la seconda parte della frase (sebbene in inglese perda un po’ del suo significato) quando Lehi dice “Ecco, ho sognato un sogno, ovvero ho visto una visione” (1 Nefi 8:2) lo dimostra. Bisogna ricordare che l’Inglese è basato su due diverse lingue. Si tratta di un ibrido, di una specie di Latino o Francese uniti alla lingua tedesca - le conquiste Anglosassoni e poi quelle Normanne. Pertanto ci sono due diversi termini per quasi qualsiasi concetto: una parola più pratica di origine tedesca ed una più formale di origine latina. Per esempio, accanto alla parola “libro di testo” c’è anche la parola “manuale” di origina latina che deriva dalla parola “manis” che significa mano. I due termini hanno lo stesso significato. Allo stesso modo, con le espressioni “Ho sognato un sogno” Lehi intende dire “Ho avuto un sogno”.

La parola latina che significa “seeing” (vedere) era collegata al concetto di “visione”, e c’è una corrispondente espressione di origine tedesca, “sehen” che pure significa ho avuto una visione. In origine probabilmente l’espressione era “Ecco, ho sognato un sogno, ovvero ho visto una “seeing”.

Pertanto, io uso questo versetto del Libro di Mormon nel mio corso di grammatica araba per spiegare ciò ai miei studenti. A questo punto vi chiedo come avrebbe potuto un contadinello del diciannovesimo secolo inventarsi qualcosa del genere, ovvero una perfetta illustrazione di un principio grammaticale della lingua araba.

Probabilmente egli realizzò molta parte della sua opera nella Scuola Superiore all’Università di Palmyra, ma ovviamente un tale posto non esisteva, né esisteva un tale Joseph Smith (acculturato). Tutto ciò gli pervenne per altra via, non attraverso uno studio accademico.

Ci sarebbe ancora qualcosa da dire sotto il profilo accademico, qualcosa con cui ho grande familiarità. Una delle mie specialità in Filosofia Araba, ed uno dei testi che leggiamo più comunemente è un libro di cui è autore un famoso rabbino del Medioevo, probabilmente il più famoso tra tutti rabbini medievali, Moses Maimonides, la cui grande opera filosofica è riportata in un testo chiamato “La guida dei perplessi”.

Tale guida fu scritto nel cosiddetto “Giudeo-arabo” . Lasciate che vi dica una cosa: il Giudeo-arabo è semplicemente arabo, ma scritto con lettere ebree. In altre parole si tratta di una specie di Arabo riformato, o di Ebreo riformato, se volete. Ciò mi porta ad un punto molto importante.

Alcuni hanno a lungo ritenuto che l’idea di scrivere una lingua con i caratteri di un’altra fosse una cosa assurda, ed è questo ciò che sembra accadere nel Libro di Mormon, un testo in Ebraico scritto in una sorta di caratteri egiziani. In realtà però non si tratta affatto di un’assurdità, ma anzi accade continuamente. Accadeva nei tempi antichi ed ora abbiamo l’esempio di uno dei Salmi che fu scritto in modo molto simile, usando caratteri egiziani.

Maimonides ha usato (questa tecnica) nel suo grande libro, scrivendo in Arabo ma con caratteri ebraici. Noi del resto lo facciamo continuamente ai nostri giorni. Se si segue un corso di Cinese, di solito non si inizia a leggere i caratteri cinesi, ma si leggono tali caratteri romanizzati. E cos’è questo se non Cinese riformato? E’ Cinese scritto con caratteri romani. Pertanto, in ciò non vi è nulla di strano.

Tuttavia, Joseph Smith era linguisticamente molto povero: a mala pena riusciva a scrivere in inglese. Egli non avrebbe potuto prevedere qualcosa del genere o saperlo. Era semplicemente al di là delle sue capacità.

Io vi porto testimonianza c’è molto di più a tal proposito di quanto si possa dire, molte più evidenze erudite in merito al Libro di Mormon.

Tuttavia, l’evidenza più importante che può essere rinvenuta è la testimonianza dello Spirito. Vi porto la mia testimonianza che il Libro di Mormon è ciò che afferma di essere.

E’ in vero un’opera antica rivelataci attraverso un profeta da un angelo di Dio in questi ultimi giorni perché rappresentasse per noi una guida, un altro testamento di Gesù Cristo.

Lascia un commento

Deviessere connesso prima di poter inserire un commento.